Incontro al Teatro Massimo tra lo scrittore francese e Ezio Mauro per l'appuntamento di chiusura de "La Repubblica delle Idee". di SARA SCARAFIA
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"Sovrani di se stessi" Un dialogo appassionato con Pennac - insegnante per quasi trent'anni ed "ex somaro" come lui stesso si è più volte definito .
"Siamo qui per parlare di libertà e cittadinanza", ha detto il direttore di "Repubblica" Ezio Mauro che ha citato Don Milani - il titolo dell'incontro è una citazione di "Lettera a una professoressa" - ricordando che il maestro di Barbiana era certo che attraverso la scuola gli allievi potessero diventare "sovrani". Una sfida che secondo Pennac può essere vinta solo se gli insegnanti per prima cosa lotteranno contro la paura dei bambini di non capire: "I problemi degli allievi sono spesso legati alla lingua, alla non comprensione di quello che viene detto loro. Solo se i professori riescono a farsi capire, a utilizzare una lingua che non terrorizzi, solo allora si creano le condizioni di parità di cui parlava Don Milani. Il primo lavoro di un docente deve essere quello di lottare contro la paura dei bambini di non capire la domanda che viene posta loro e di fare di conseguenza la figura dell'imbecille".
Per Pennac la prima sfida dunque è quella di vincere la paura dei bambini: "Ogni giorno in una classe c'è un docente che ha vinto il terrore dei suoi alunni e ci sono bambini ai quali si illuminano gli occhi perché hanno finalmente capito qualcosa che fino a dieci minuti prima era per loro del tutto incomprensibile".
Dal dibattito viene fuori con forza che l'obiettivo della scuola deve essere quello di tirare dentro tutti i ragazzi che restano fuori, di superare la diseguaglianza tra gli alunni. Solo così i docenti possono davvero accendere il fuoco della coscienza collettiva. Ma non tutto è da demolire: "Ci sono tanti bambini che la scuola perde, ma tanti altri che invece salva, a volte dalla loro stessa famiglia", dice lo scrittore.
Mauro sollecita Pennac sulla sua esperienza di "bambino che rischiava di perdere la battaglia della scuola" come tanti bambini che finiscono per sviluppare l'attitudine al fallimento: "Io ci credevo - racconta lo scrittore - quando i professori mi dicevano che ero un cretino e che quindi non avevo futuro. Non riuscivo a vedermi in divenire. Vivevo nel presente dell'indicativo come tanti bambini che pensano che non riusciranno mai. Si possono deprimere o darsi all'azione presente, al banditismo. Ci si chiede perché le bande non hanno rimorsi: non è una questione morale, ma è l'abitudine di vivere al presente perché nessun adulto ti ha mai detto di non preoccuparti che prima o poi passa tutto, che il tempo scorre".
I bambini convinti di essere una nullità possono diventare una preda scrive Pennac nei suoi libri come ricorda Ezio Mauro. "Gli insegnanti devono ripescare i somari - dice Pennac - Non serve l'empatia dei professori con il malessere dell'adolescente, serve la loro lotta contro l'ignoranza, serve spiegare ai ragazzi che esistono tanti tipi di sapere e che non esiste solo il maledetto presente dell'indicativo. Il vero coraggio è sapere tante cose, cioè vivere".
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