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domenica 17 febbraio 2013

La vita



L'altra sera dopo le 23 ho visto in tv "Lo scafandro e la farfalla" . Il film è finito verso l'una. Io ho smesso di piangere verso le due. Ma attenzione non pianto leggero o  commosso, proprio pianto pesante e straziante, da sentirsi spaccare lo stomaco.  Da non riuscire a dormire. Lo so che detta così sembra un invito a non vedere il film, invece, penso che questo film  debba essere visto, non solo per i premi ricevuti.
Questa la trama. Un caporedattore di Elle vive una vita da film : bel lavoro, bella gente, belle case il tutto a Parigi. Ha cultura, fascino, soldi, una bella moglie, tre splendidi figli, un amante . E' una persona che vive pienamente  la sua vita, al massimo,  ama tutto quello che fa. Tutto questo ci viene mostrato attraverso dei perfetti flash back , da un letto dell'Ospedale marittimo in cui si trova immobilizzato Jean-Do , questo il nome del protagonista.
Alla guida della sua fiammante auto nuova viene colto da una rara malattia che ne immobilizza completamente il corpo e lascia la sua faccia deformata per sempre in una smorfia grottesca. Dopo il coma sarà alimentato da un sondino perchè neanche la lingua risponde al cervello.
Solo un occhio è sfuggito a questa tragica condanna. E con l'occhio battendo la palpebra, come la farfalla batte le ali, riuscirà a farsi capire e a dettare un libro che racconta la sua storia e da cui è tratto il film.
Non so se quello che mi è successo, succede a tanti, ma io pur non essendo un caporedattore di Elle, penso che il film porti un messaggio universale. La scena in cui il padre novantenne chiama il figlio in ospedale, che gli risponde grazie a una collaboratrice della casa editrice, o la scena in cui il figlio piccolo dopo aver  rivisto Jean-Do piange sulla spalla della mamma, farebbero gridare chinque contro la crudeltà di simili malattie.
Ma Jean-Do è capace di volare, anche chiuso dentro lo scafandro che lo imprigiona. Riesce a fuggire dalla prigionia dello scafandro attraverso l'immaginazione e la memoria. Sogna di portare a cena di pesce la collaboratrice che lo aiuta a scrivere il libro, e di mangiare ancora con voluttà il pesce crudo, le ostriche,  di assaggiare il gusto del mare e di baciarla.  Se prima non vuole ricevere i figli poi decide di rivederli, ricorda tutti gli attimi di felicità anche quelli che si è lasciato sfuggire. Pensa che condanna vedere tuo figlio e non poter accarezzargli i capelli.
Julian Schnabel ,  artista dalla fama mondiale, ha realizzato un film capolavoro. Che rappresenta un'unica immensa esortazione a vivere la vita , e pur essendo ateo il protagnista e non rivolgendosi mai  a Dio, è la sacralità della vita ad emergere in ogni immagine. Anche , e soprattutto per la costruzione del film, per il suo svilupparsi . E ogni ricordo, ogni immagine vissuta o sognata acquista una nuova e sentita profondità.
Ho fatto fatica ad addormentarmi dopo il film, ma lo consiglio "vivamente" a tutti.

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