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mercoledì 30 gennaio 2013

La lunga marcia dei 54

Oggi all'Einaudi di Badia , nel corso delle attività per promuovere la memoria e "il giorno della memoria", ho potuto assistere alla proiezione del documentario "La lunga marcia dei 54" sull'eccidio di Villamarzana.
Mi ritengo onorata e fortunata . Gli autori sono Alberto Gambato, regista , e Laura Fasolin, storica , entrambi rodigini.
Il documentario è un vero e proprio racconto , che scorre come le acque di uno scolo polesano, acque buie e torbide.
Resteranno tante rughe , occhi lucidi e ferite che tutti temono di avere. Perchè alla fine la storia non sono solo i numeri cioè i 43 martiri + gli 11 uccisi nei giorni precedenti , la storia è il padre coraggioso che si consegna alla polizia come scambio per salvare due figliolette prigioniere, perdendo la vita per salvare la vita delle figlie, la storia sono i figli giustiziati sotto gli occhi del padre costretto a guardare col fucile puntato, la storia sono le persone come noi , che saremmo anche potuti essere noi.  Uomini e donne che hanno vissuto la giovinezza durante la guerra e si sono trovati in una situazione orribile e ingiusta, mai dimenticata.
 Io dai miei nonni ho sentito i racconti della guerra, nonni che ogni tanto sbagliano il nome confondendosi tra numerosi nipoti, nonni che non ricordano cosa hanno visto in tv il giorno prima, ma che quando parlano della guerra è come se tutto fosse appena successo, vivido e limpido .
Questo è il nostro compito oggi, non dimenticare. Ringrazio Alberto e Laura per il lavoro fatto che potrò far vedere ai miei figli quando saranno cresciuti.
Nell'ora successiva alla visione del documentario, avrei dovuto svolgere lezione di economia aziendale, ma gli studenti di 16 anni hanno a lungo dibattuto sul valore della memoria e della storia.  I ragazzi si chiedono perchè studiare per anni ed anni la preistoria e l'età antica, quando il novecento è liquidato in un mese di scuola. Perchè non introdurre documentari come quello di oggi nell'attività didattica delle scuole?
Ma il fatto che i giovani 16 enni  facciano domande, critiche o richieste su temi come questo, mi induce a sperare.

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