Premetto che il mio giudizio sul piano casa è prettamente politico, nulla ho da ridire sull’operato dei validi uffici comunali che hanno voluto limitare la deregulation imposta dalla regione.
Il decreto del 16/07/2009 del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi , doveva nelle intenzioni del legislatore muovere miliardi di euro e risollevare le sorti del settore edilizio in forte crisi da ormai 5 anni. Insomma, tra un dibattito e l’altro sulle intercettazioni e sui giudici, al grido di “salviamo l’Italia e l’edilizia!”, Silvio Berlusconi promuoveva frettolosamente il Piano casa.
Obiettivo raggiunto?
I dati dell’Ance, l’Associazione nazionale dei costruttori edili, sulle domande inoltrate sono inequivocabili: 21 mila in Veneto, 5 mila in Sardegna, 600 nelle Marche, 550 in Toscana, 250 in Valle d’Aosta, 232 in Lombardia. Insignificanti nelle restanti. Fallimento totale, dunque. Se si esclude difatti il Veneto (richieste per un miliardo di euro) e Sardegna il successo del piano è stato pressoché nullo. Il fallimento è stato tale che nel decreto Sviluppo di quest’anno quello del 13 maggio, noto come Dl 70 è stato fatto un terzo tentativo. Dal Piano casa siamo passati al "Piano città". Si tratta di una nuova versione del Piano Casa, che però riguarda solo le aree urbane degradate.
Ma gli effetti della norma non sono da valutare solo sul numero delle domande, ma anche e soprattutto su altri numeri . In uno studio del sindacato Feneal Uil relativo alla provincia di Treviso ci sono dei risultati sconfortanti. Treviso è al secondo posto nella classifica regionale delle richieste di intervento edilizio inerenti al Piano casa (circa n. 2.000 richieste) . Ma andiamo a valutare i numeri dei livelli occupazionali, che si attestano tra i più bassi mai visti nel settore, con una esponenziale crescita della disoccupazione e delle ore di cassa integrazione ! Se qualcosa si è mosso il pericolo è che sia stato nell’ambito del lavoro nero. Quindi per quanta fiducia e speranza si possa mettere in questo provvedimento è lapalissiano che il Piano casa 2009 non ha portato alla rinascita del settore edile. Ma adesso ci ritroviamo qui col Piano casa 2011, perché perseveriamo.
Secondo me sbagliare è umano, perseverare nell’errore è un’altra cosa.
L’impianto delle nuova legge Reg. n. 13/2011 è rimasto sostanzialmente immutato rispetto alla LR n. 14/2009, con l’aggiunta però che si può applicare anche ai fabbricati che si trovano in zona A di centro storico. Si tratta semplicemente di un concordato preventivo, non parlo di condono , in quanto mi sembra di capire che gli abusi edilizi non sono sanabili. Un accordo tra il privato e il comune in deroga a tutto con unica formalità della presentazione di una Dia.
Il piano casa è una legge zoppa, oltre alle deroghe urbanistiche occorrevano delle misure necessarie in termini di accesso al credito. Sarebbe stato utile prevedere delle misure di agevolazione creditizia per i proprietari di prima casa, vista la difficoltà di reperire capitali ai nostri giorni. E naturalmente questo doveva partire a livello nazionale o della nostra lungimirante regione.
Pertanto essendo in linea di principio e nella fattispecie fermamente contraria al Piano casa, contraria politicamente , visti gli scarsi effetti del piano 2009 ho deciso di dare voto contrario al nuovo piano. Senza entrare nel merito dell’operato degli uffici, che anzi hanno tentato di regolamentare il possibile. L’obiettivo di Rovigo si ama era che la fila che c’è tutti i sabati e le domeniche per andare in Fattoria diventasse la fila per entrare in centro storico a passeggiare.
Ravviso immediata necessità di rivitalizzare il centro storico.
Ma sono assolutamente convinta del fatto che non sarà il semplice Piano Casa a realizzare tutto questo, serve ben altro, serve prima di tutto una nuova coscienza dell’appartenenza e uno spirito di partecipazione alla nostra polis.

Sono d'accordo con te il piano casa nelle sue varie rivisitazioni è un totale fallimento, ma perchè è sbagliato alla base. Se si voleva rilanciare il settore edile non serve a nulla prevedere aumenti di cubatura o deroghe a chissà quale legge, bisogna cercare di rendere vantaggioso per il privato investire sul mattone resistendo alla tetazione di fare "nero". Il come non spetta a me dirlo in quanto non è il mio lavoro, ma sinceramente anche chi fa politica mi sembra che non abbia le idee molto chiare....
RispondiEliminaIl ritorno a vivere il centro storico è un altro paio di maniche, certo è un pò deludente vedere colonne di macchine che vogliono entrare alla "fattoria" e il corso sempre deserto, ma di una cosa sono sicuro, è che questa incertezza sulla sorte del corso non aiuta ne l'interesse del Rodigino per il centro storico ne l'interesse che magari qualcuno avrebbe per aprire un' attività in centro.
Abbiamo bisogno di certezze!!!!!!
Cordialità
T.M.
Cara Silvia, come promesso ecco un mio commento su quanto da te scritto sul cosiddetto piano casa non prima però di rivolgere un "saluto" a nonno Bruno che proprio in queste ore ci ha lasciati. Era una gran brava persona a cui non si poteva non voler bene. Ci mancherà.
RispondiEliminaCome tu ben sai io non sono assolutamente contrario al rilancio dell'economia attraverso la promozione edilizia che il cosiddetto piano casa intende sviluppare. L'edilizia rappresenta una gran fetta del nostro prodotto interno lordo e i riflessi della crisi delle costruzioni è sotto gli occhi di tutti. I tentativi pertanto del rilancio sono, a mio avvivo, buona cosa. Quello che però disorienta è il modo con cui la maggioranza che attualmente governa il nostro Comune applica questa " eccezionale" legge. Perchè dico eccezionale: perchè dovrebbe essere una eccezione alle normali regole di pianificazione territoriale confinata in un ristretto ambito temporale con l'unico obiettivo di rilancio economico senza stravolgere gli strumenti urbanistici esistenti. Che cosa invece può scaturire dalla applicazione della delibera approvata dal Consiglio Comunale? Al di la del maldestro tentativo di Renzo Marangon di sminuire fino a banalizzare la potenzialità di quanto deciso per il centro storico quello che può succedere è uno stravolgimento delle cortine prospettiche che caratterizzano l'impianto medioevale del cuore della nostra città con una conseguente modifica della fisionomia storica delle nostre vie più antiche. In barba a quanto previsto dal PAT che indicava, per il centro storico, un incremento massimo di volume di 15.000 metri cubi che ora possono diventare moltissimo di più con nessuna garanzia di miglioramento strutturale ed energetico. Il tutto in un quadro di assoluta discontinuità con il tavolo di collaborazione tra Comune, Assindustria e Legambiente che avevamo costruito nella nostra Amministrazione con l'obiettivo di migliorare l'efficienza energetica e funzionale dei fabbricati in centro in cambio di crediti edilizi da usare in zone di minore valenza storica e ambientale. Dispiace quindi constatare come la frenesia edificatoria che ha sempre dimostrato il centro destra (piruea prima e piano casa in centro storico ora) mandi al macero tutte le iniziative di miglioramento quali-quantitativo che hanno caratterizzato il nostro e il mio impegno per una città migliore e più a dimensione umana.
Anche se tutto sembra inutile tu però non mollare e continua nel tuo lavoro politico nella certezza che le buone azioni e la costante difesa delle proprie idee alla lunga vincono sempre. Gigi
Per i prossimi 10 anni: dalle pure di cemento ovunque, frecce azzurre e lottizzazioni a go go! Ma guai a chi tocca le "cortine prospettiche" del centro storico! Grande Gigi! Sei il numero 1! A Cortina dovevi investire le fatiche del tuo lavoro (di insegnante), no a Roana!!
RispondiEliminaTuo, affezionatissimo